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Quella della sagra del finocchietto selvatico è una storia di innovazione sociale in ambito culturale, si tratta di un progetto nato senza un supporto istituzionale utile però ad esplorare un fenomeno di crescente interesse che mostra evidenti interventi di innovazione sociale atti a sviluppare e applicare modelli di sviluppo partecipativi e rigenerativi.


 

Il rapporto tra sociale, economia e cultura gioca attorno a quello più ampio dei beni comuni materiali ed immateriali della comunità, intesi sia come luoghi fisici ma anche come occasioni d’incontro e di partecipazione, da recuperare e valorizzare. Le rievocazioni storiche e l'enogastronomia, infatti, partecipano del concetto di patrimonio culturale immateriale; concetto strettamente legato ad eventi e tradizioni popolari locali il cui valore necessita di essere riaffermato e valorizzato per garantirne la soppravvivenza.

La Sagra del Finocchietto Selvatico, propone un modello diverso, che coniuga pubblico e privato sociale con la partecipazione diretta delle comunità locali, nell’ottica di una responsabilità diffusa, affinchè la valorizzazione del patrimonio culturale e una nuova progettualità territoriale, legata all’innovazione e alla creatività, possano produrre, insieme ad una possibile crescita economica, anche un rilevante valore sociale attraverso il superamento degli stereotipi, andando oltre il lamento e il fatalismo, oltre l’opportunismo e oltre gli scontri e le contrapposizioni.

La storia della Sagra del Finocchietto selvatico rappresenta un'esperienza concreta e visibile di rigenerazione della valorizzazione del patrimonio culturale blufese in tutti i settori volti a mettere in rapporto le attività turistico-culturali, intese soprattutto come conoscenza del territorio, del paesaggio agrario e delle sue caratteristiche antropologiche e storico-culturali, con il patrimonio enogastronomico: un patrimonio che congiunge tradizione e innovazione e che si fonda essenzialmente su un’ampia disponibilità delle principali risorse. In questo senso, i beni rigenerati dalle comunità di persone attive come quella blufese, sono occasioni di cambiamento e lavoro, sono le attività e i luoghi che pubblico e privato possono abitare insieme per il benessere comune. Si tratta, dunque, di sviluppare strategie di lungo periodo tornando ad assegnare un ruolo da protagonista alle Autonomie Locali e alle forze vive della Società Civile presenti sul territorio.

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